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by unodelnono

Veduta aerea della zona di Villa Lais nel 1923, nella foto originale si riconoscono la Via Tuscolana (in direzione sud) ed a sinistra la Chiesa (Santa Maria Ausiliatrice) in costruzione e l'Oratorio.
Il viale alberato che dalla Tuscolana arriva alla Villa Lais dovrebbe essere l'attuale via Suor Maria Mazzarello.
In basso a sinistra si nota il complesso industriale con la ciminiera oggi diventato centro commerciale (Cross Conad).
Questa ed altre foto sono disponibili sul sito della ditta Copy Vitt di via Evandro.

Wednesday, Maggio 21, 2008, 18:00
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by unodelnono

"Fìlame Gesuccristo!". E dalla borgata del Mandrione sale una preghiera."
accorata preghiera di una derelitta "tutta ignuda / Fracica / fin'all'ossa / de guazza" che vive tra "quattro muri zozzi" e invoca Dio dicendo "Fìlame!" (in romanesco: "guardami", "accorgiti di me"): "Fìlame, se ce sei, Gesuccristo / Io che nun so' niente / E te, Re dei Re".

(dal sito http://www.filidaquilone.it/num004ascoltare.html )

Cristo al Mandrione la canzone di Pierpaolo Pasolini musicata da Piero Piccioni, interpretata da Laura Betti
MP3
Flash
(dal sito www.pasolini.net)

Friday, Maggio 18, 2007, 13:58
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by unodelnono

Fonte: Natale di Roma, url=http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Natale_di_Roma&oldid=6302054 (in data 20 aprile 2007).
Il Natale di Roma è una festività laica legata alla fondazione della città di Roma, festeggiata il 21 aprile. Secondo la leggenda, narrata anche da Varrone, Romolo avrebbe infatti fondato la città di Roma il 21 aprile del 753 a.C..
Da questa data in poi derivava la cronologia romana, definita infatti con la locuzione latina Ab Urbe condita, ovvero "dalla fondazione della città". La ricorrenza del Natale di Roma è tuttora festeggiata, con rappresentazioni in costume, eventi culturali e manifestazioni ludiche.
In epoca fascista, il regime impose questo giorno per sostituire la festa sindacale del 1 maggio.


Per l'occasione:
"Natale di Roma: le scuole guidano i cittadini alla scoperta dei luoghi più belli"
Fonte:Comune di Roma

Friday, Aprile 20, 2007, 11:20
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by unodelnono

Fonte: "Le strade di Roma" Sergio Delli (Newton Compton Editori) IIIa edizione 1988.


"Via della Marrana e Largo della Marrana... quartiere VIII Tuscolana (oggi Municipio IX NdZL).
La Marrana era un rivo di Acqua Julia che nasceva in un <<fundus maranus>> cioè <<paludoso, stagnante>> (nella lingua volgare <<mare>> valeva appunto palude) nell'agro tuscolano e scendeva a ROoma,
unito all'acqua Cabra (che Cicerone chiamava anche "Dannata") dando energia a parecchi molini[ (fra cui il Molino Natalini ancora visibile anche se attualmente in ristrutturazione per trasformarlo in palazzo di abitazioni NdZL). La via si chiamava anche <<del Crocefisso>>.
Fino al secolo scorso (1800 NdZL) questo rivo proseguiva la sua corsa fino a giungere nel cuore stesso della città, alla porta Matronia (dove <<Marrana>> fu distorto in <<Mariana>> NdZL).
Metteva in moto 3 mole urbane e nel 1823 perfino la calandra di una cartiera.


Tuesday, Aprile 17, 2007, 16:13
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by unodelnono

Fonte: Pubblicazione Centro Famiglie di Villa Lais (PDF)


Notizie Storiche su Villa Lais (Orti Lais alla Marrana)
Denominazione: Villa Lais (Orti Lais), già Vigna Costantini.
Datazione: Primi anni del secolo XX..
Localizzazione: Piazza Cagliero (Via Tuscolana).

L’antica chiusa (appezzamento di terreno agricolo) insisteva in un’area limitrofa all’Acquedotto
Felice, interessata dal passaggio della Marrana: il Catasto Gregoriano del 1818 mostra il nucleo originario
caratterizzato da un edificio composto da un’aggregazione di vari corpi di fabbrica, denominato
“casa da vignarolo e tinello”; la proprietà risulta condivisa tra Rosa Costantini e Giuseppe Merolli.
Alla chiusa sono connesse la casa di abitazione della Costantini, con una cappella privata “sotto il titolo
di S. Antonio” e due “Valcherie” (dal verbo gualcare = battere) opifici per la lavorazione della lana
presso il corso dell’Acqua Mariana, una di proprietà Merolli e l’altra di Vincenzo Frattini. Nella carta di
Roma della Congregazione del Censo del 1839 il nucleo principale appare composto da tre edifici la
cui disposizione a semicerchio, orientata verso la via Tuscolana e ad essa collegata da un lungo viale
alberato, ricorda la tipologia “a corte aperta” così frequente nelle fattorie dell’Agro romano; il plesso
edilizio si relaziona al terreno agricolo circostante sia come centro delle attività domestiche e produttive
sia, al tempo stesso, come insediamento abitativo e residenziale. Nella pianta von Moltke del
1845-52 la vigna risulta di proprietà “Polameroli”, mentre ritorna il nome “Costantini” nella pianta
dell’Istituto Topografico Militare dei 1872-75: in essa è compresa la chiesa “sotto il titolo di S. Antonio”
e una cava di pozzolana, grande risorsa economica di questa parte del Suburbio; la valcheria Frattini,
a testimonianza di una riconversione produttiva dell’opificio, è ora denominata “Molino S. Pio V”,
ancor oggi esistente come “Mulino Natalini”. “Vigna Costantini” è ancora nella pianta di Enrico Kiepert
del 1881, ma nella tavoletta dell’IGM del 1906 il nucleo centrale dei tre edifici viene a far parte degli
“Orti Lais” e la valcheria Sartori diviene il “Molino Lais”.
Dal 1872, anno in cui la Villa Santacroce (vedi scheda) risulta di proprietà Lais, si assiste dunque al
progressivo insediamento di questa famiglia romana nella zona, che porterà alla trasformazione della
rustica vigna in residenza borghese suburbana, senza per questo cancellarne la funzione. Una ragione
certa degli interventi di trasformazione ci è testimoniata da un’epigrafe paleocristianeggiante a
memoria della dedicazione alla Vergine Madre di Dio, nel 1905. Essa si trova nella cappella di famiglia,
voluta da Filippo Lais e costruita in aggiunta ad un’estremità dell’edificio principale, oramai trasformato
nell’impianto planimetrico e nella distribuzione degli ambienti interni.
Il Lais (1853-1941), ingegnere idraulico e presidente del Consorzio dell’Acqua Mariana, fu erudito
conoscitore di storia romana e lasciò una memoria sulla Marrana, più volte ricordata dal Tomassetti,
ricca di riferimenti documentari e di notizie sulla storia e l’uso di essa dal Medioevo agli inizi del ‘900.
La sua indole di studioso può spiegare la scelta puntigliosa e precisa dei motivi ornamentali utilizzati
nelle decorazioni pittoriche del casino padronale, e comunque vanno a lui addebitati gli interventi di
riqualificazione della “vigna”, documentati dalle piante IGM del 1924 e Marino-Gigli del 1934, che
hanno ridisegnato la chiusa nelle forme attuali: la creazione di un giardino “padronale” limitrofo al
casino, la costruzione di nuovi edifici di servizio (vaccheria, garage-scuderia, serra, case d’abitazione
per il giardiniere e per gli addetti alla gestione produttiva); l’organizzazione funzionale dell’antica
vigna viene modificata sostanzialmente con il nucleo padronale nettamente distinto dalla campagna,
chiuso in se stesso, quasi contrapposto agli spazi produttivi adiacenti, da cui pure dipende. La data
limite della sopravvivenza dell’area originaria della Villa è segnata dalla creazione del quartiere di abitazioni,
realizzato alla metà degli anni ‘50, che, di fatto, riduce la sua estensione a quella attuale.

ARCHITETTURA
Attualmente il complesso conta otto edifici di varie dimensioni con differenti destinazioni di uso.
Sull’asse secondario, che originariamente collegava la chiusa al mulino (oggi Natalini) sulla Marrana,
insistono tre casali di forme rustiche. La vaccheria, che espone una piccola targa con la data 1901, il
casale, oggi occupato dall’A.M.A., ma forse in origine abitazione di servizio, risalgono agli inizi del
‘900; il terzo, anch’esso alloggio di servizio, è di epoca più recente non comparendo nella pianta
Marino-Gigli del 1934. Le caratteristiche architettoniche richiamano l’aspetto rustico dei casali agricoli
come pure quelle di altri due piccoli manufatti limitrofi al casino principale, la casa del giardiniere
e il garage scuderia.
La serra presenta invece una diversa qualificazione architettonica nei prospetti, caratterizzati da
semipilastri aggettanti coronati da semplici capitelli e architrave di gusto classico. L’edificio principale
riveste invece un maggior interesse tipologico: esso denuncia la sua origine aggregativa a un’aggiunta
semicircolare, sede della piccola cappella privata, e l’altro decorato come una torretta, con finti
beccatelli e finestrini ad arco, evidente richiamo al motivo della torre caro al gusto eclettico del revival
medievale e rinascimentale. La cappella, quasi un’abside rovesciata, sfrutta invece temi ornamentali
di provenienza paleocristiana e romanica: all’esterno è visibile l’uso della cortina di mattoni interrotta
in alto da file di dentelli ottenuti con spigoli di mattoni trasversali e l’ingresso è dotato di una
soprapporta con timpano triangolare e peducci scolpiti in forme romaniche che racchiude un dipinto
a falso mosaico con una croce centrale tra colombe affrontate. Completano il decoro dell’edificio le
cornici bugnate delle porte e delle finestre e le mensole in ferro battuto di disegno floreale che sostengono
le tettoie degli ingressi principali.

DECORAZIONI
Gli interni del casino padronale sono qualificati da estesi interventi decorativi eseguiti a tempera:
ogni stanza del pianterreno, che figurava dunque come ambiente di rappresentanza, mostra una scelta
stilistica particolare: vi è una stanza dal soffitto floreale liberty, un vestibolo dal gusto antiquariale
con anticaglie (e piccoli “falsi”) murate nelle pareti e soffitto decorato da grottesche; un terzo ambiente
è dedicato all’araldica con boiserie e stemmi di stampo quattrocentesco e una piccola galleria di
ritratti di personaggi illustri, mentre una stanza al piano superiore è arricchita di delicati grafismi floreali
dai tenui colori pastellati. La cappella invece è completamente decorata da pitture di argomento
sacro la cui iconografia è desunta dai modelli paleocristiani romanici di ambiente romano. L’insieme
è quindi un esempio documentario del revival neomedievale a Roma, che privilegia il recupero dell’arte
paleocristiana e basilicale al generico goticismo di provenienza nordica. Il decoratore che ha firmato
l’intervento, è identificabile con il pittore-restauratore Oreste Mander, quasi certamente operante
nelle botteghe del tempo specializzate nello studio e riproposizione delle tecniche e dell’iconografia
della pittura cristiana: il motivo dei quadri contenenti croci e rotelle stilizzate, visibile sulle pareti
ricurve del lato esterno della cappella, è, ad esempio, consimile a quello proposto nelle decorazioni
eseguite nel 1892 per la chiesa del Corpus Domini sulla Via Nomentana.

GIARDINO E ARREDI
Alla riqualificazione dell’edificio della vigna fa eco la creazione di un giardino tutt’oggi conservato:
si tratta in pratica di un’area circolare che comprende in se tutti gli edifici ad uso padronale. Esso è costituito
da aiuole curvilinee, compartite da vialetti a raggiera di andamento sinuoso e delimitate da siepi
di bosso e scogliere rustiche. L’insieme è costellato da essenze arboree di ampia varietà botanica, e
doveva disporre di una flessibilità d’immagine legata alla rotazione floreale e alla disponibilità di specie
esotiche, garantite dall’uso della piccola serra. Completano l’arredo alcune fontane di semplice fattura,
una olia di cemento su basamento di cortina e un’edicola votiva modellata in stile gotico.


Link:
Villa Lais - Rivista
Villa Lais (dal sito del Comitato per la Caffarella)
altra descrizione

Friday, Aprile 13, 2007, 17:12
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by unodelnono


nella nostra zona c'e' una galleria che passa sotto la ferrovia Roma Casilina e sotto la proprietà della Banca d'Italia ?

Da quanto si evince dalle discussioni sul forum di "Il Mondo dei Treni" sembra che la galleria sbuchi in trincea dietro Largo Bastia e dovrebbe arrivare fino a via Assisi.

In effetti in fondo a Via Giacomo Costamagna (il tratto fra via Deruta e Via Piegaro) nel punto in cui la strada, in direzione delle mura, è interrotta da alcune ringhiere si nota a destra "la trincea coperta...o meglio...onde evitare che diventasse un deposito di immondizia è stata murata munendola anche di tetto..ma dentro è vuota..e di proprietà di Met.Ro. SpA"
"Il progetto è di prima della guerra e doveva essere la penetrazione urbana della Roma-Fiuggi. I lavori iniziarono e andarono avanti spediti. Poi il conflitto bloccò tutto. Nel dopoguerra si accantonò l'idea e contemporaneamente si diede una sistemazione al tracciato che è quello attuale. Dei lavori già fatti non se ne parlò più. Non ho idea fin dove arrivarono, però non mi stupirei che fossero giunti già a Termini. Nel dopoguerra la zona che prima era campagna fu fortemente urbanizzata in maniera scoordinata e le tracce di quello che c'era fu facile da cancellare dietro un muro. A Termini poi, visto l'arrivo in profondità, non ci sarebbe da stupisi che il terminal fosse stato previsto e realizzato in comune con la metro. L'unica maniera per saperlo sarebbe di andare a rispolverare i progetti originali dell'epoca e quelli esecutivi del sottosuolo di Termini."
"[...]i lavori non arrivarono mai a Termini. Il progetto Perrone, pensato per trasformare la Fiuggi come la Nord, con una veloce tratta urbana, venne interrotto dalla guerra. A Guerra finita lo si riprese molto pigramente, più per dare lavoro agli sfollati che altro, ma ben presto si sospese tutto. Oltre Via Assisi non si andò mai, o se si fece qualcosa furono opere preliminari. Forse venne predisposto l'allacciamento con i binari FS di ROma Tuscolana, ma la forte urbanizzazione dell'area ha cancellato tutto. Perchè non lo si rirpese mai? Perchè la città si sviluppò in modo totalmente diverso, il tracciato ancora oggi non serve a nulla o quasi. Forse, con un'altra urbanizzazione la storia sarebbe stata diversa."



click qui per ingrandire la foto

Fonte: Forum de Il Mondo dei Treni
Friday, Aprile 13, 2007, 12:59
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